Personaggi famosi

 

 

Antonio Busseti (XVIII secolo)

Figlio di Boniforte, nel 1793 fu nominato tenente colonnello del reggimento di Tortona. Consigliere municipale di Tortona.

Pietro Boniforte (1786-1861)

 

Militare, figlio di Antonio, si distinse nelle campagne napoleoniche. Nel 1813 fu fatto prigioniero dai russi.

Dopo la Restaurazione, fu nominato colonnello comandante del distaccamento dell’esercito sabaudo a Voghera, e nel 1844 fu promosso da Carlo Alberto al titolo di Maggiore generale di cavalleria.

Nel 1849 divenne comandante del corpo di riserva nella battaglia di Novara.

 

 

 

Da "OSSERVATORE TORTONESE" – Giornale della città e circondario di Tortona – Tortona 6 luglio 1861 – Anno 8, n. 50. - Biblioteca Civica di Tortona.

"Il Comandante de prima classe, Cavaliere di vari ordini BONIFORTE BUSSETTI, Comandante Generale della Guardia Nazionale di Genova di cui piangiamo la morte avvenuta il 27 scaduto giugno nella villeggiatura di Berzano, era nato in Tortona sullo scorcio del 1786.

Discendeva egli dall'antica ed illustre stirpe dei Marchesi Bussetti, già feudatari di Montebore e di Montegioco, la quale vantava una lunga serie di personaggi che si distinsero eminentemente nelle primarie dignità ecclesiastiche, nella carriera delle armi e nelle pubbliche magistrature.

Ebbe genitori il Colonnello Cavaliere D. Antonio Bussetti, il quali si distinse nel 1784 all'attacco del ridotto della Ramassa in Savoia, e la nobile Teresa Carnevale, donna di somma pietà e di soda religione.

Fin dai primi anni si manifestò in lui quella generosa arditezza che spinge ad operare e ad imprimere grandi orme dell'ardua via dell'onore, per cui, giovinetto, nel 1806, entrava volontariamente nelle Guardie d'Onore del Principe Eugenio, Vice Re d'Italia, dalle quali uscivane tre anni dopo col grado di Sotto Tenente nei Cacciatori a cavallo d'Italia, e combatté con essi nella celebre battaglia di Wagram, occorsa in luglio del 1809, nella quale riportò gravissima ferita alla coscia sinistra.

Dai Cacciatori Italiani passava del 1810 Tenente nel XII Corazzieri di Francia e in quest'arma fece le campagne del '12 e del '13, e combatté alle battaglie di Wilna, Ostrowno, di Mohilow, di Drissa, di Smolenko e della Moscowa, nelle quali riportò quattro ferite, ed in ricompensa del suo marziale valore fu promosso al grado di Capitano, e sul campo della gloria, dalle mani del Re di Napoli, fu decorato della Croce di onore.

Nella ritirata di Mosca fu aggregato agli Ufficiali di ordinanza del Re Murat, prese parte a tutti i combattimenti che l'accompagnarono, in uno dei quali ricevette una ferita alla gamba sinistra che lo costrinse ad una fasciatura per il resto della sua vita. Ferito, giunto che fu a Konigsberg nel gennaio del 1815, fu sorpreso da una grave malattia e condotto all'Ospitale di quella città della quale, pochi giorni dopo, essendosene impadronito i Russi, lo fecero prigioniero di guerra, e ristabilito che egli fu, lo condussero sino ad Astrakan, città della Moscovita Asiatica, nella Tartaria, in cui vi stette fino alla pace generale.

Caduto il Gallico Impero, data la pace all'Europa, fu egli posto in libertà, e dopo un lungo cammino di più di 2500 miglia, si restituì alla sua patria, ove, appena giunto, prese servizio nelle sovrane armate piemontesi, in qualità di Tenente dei Dragoni della Regina; quindi passò Capitano nei Cavalleggeri di Savoia, poscia Maggiore nei Cavalleggeri di Piemonte; poco dopo tenente colonnello in Piemonte Reale.

Nel 1835 venne nominato Colonnello di Cavalleria e comandante la città e Provincia di Voghera.

Nel 1844 dalla Sovrana Munificenza dell'in allora regnante Carlo Alberto, venne levato al sublime grado di Maggiore Generale della Cavalleria e tre anni circa dopo dal Comando di Voghera passava a quello di Pavia, indi a quello di Lodi e poscia a quello di Cremona. Ebbe inseguito l'incarico di organizzare il Reggimento della Morte, quindi fu destinato al Comando d'una Brigata esclusivamente destinata alla difesa del Mincio, prendendo posizione a Monzambano. Ferito il Generale Bovil, comandante la Brigata di Cuneo, il Re diede a Bussetti il comando della medesima. In seguito ebbe il comando provvisorio della Brigata di Casale.

Prossima la rottura del funesto armistizio Salasco, si presenta il Bussetti a Carlo Alberto e gli offre la sua spada, il suo braccio, il suo valore, la sua fedeltà, la sua devozione alla causa italiana, quale offerta accettata, fu destinato comandante dell'armata di riserva che venne poi collocata dal Generale Maggiore dell'esercito sardo Alberto Chrzanowskj presso Novara, sulla strada che rende a Mortasa, alla quale prese poi nel giorno della pugna, vivissima parte, ed il suo generale riportava la sesta ferita, la quale però fu assai leggiera e di niuna conseguenza.

Il Ministero avendo dichiarato impossibile un'ulteriore riscossa, il Generale Bussetti, in maggio del 1849 s'accomiatò da' suoi soldati nel campo di San Maurizio ritornando ai patrj focolari e vi rimase poco tempo, perché Vittorio Emanuele, volendo premiare al fedeltà e il coraggio di lui, lo nominava comandante Generale la Guardia Nazionale di Genova ed i pubblici fogli, nell'annunciare il di lui trapasso, unanimi dicono che seppe procurarsi la benevolenza de' suoi superiori e la stima de' suoi dipendenti, come pure seppe legare a sé la fede e la disciplina de' soldati, e mantenersi sempre più viva la fama d'intrepido guerriero.

Il terzo giorno della sua malattia, conscio della gravezza della medesima, ordinò che si mandasse a Tortona a pregare Padre Guardiano dei Cappuccini di mandargli un confessore; per così pietoso uffizio vi spediva Padre Filippo da Castellazzo, dal quale ricevette costante ed imperturbato tutti i conforti della religione.

Era il Generale Bussetti d'alta statura, ben fatto della persona, i suoi lineamenti regolari, senza affettazione e pareva molto più giovane che non era. Si portò sempre sui campi di battaglia con un cuore di diamanti, un petto di ferro e con occhi privi di lagrime; camminava con ammirabile calma incontro al perielio. Servire il suo Re, sacrificare per lui il proprio sangue, soffrire tutto per la sua causa, ecco i doveri nei quali si compendiava la sua vita di vero galantuomo."

Carnevale Conte Giacomo